Zenobia

Zenobia era nata e cresciuta a Palmira, in Siria.
Il suo nome romano era "Julia Aurelia Zenobia", anche se gli scrittori latini e greci la citano semplicemente come "Zenobia", (in greco: ἡ Ζηνοβία) o come "Settimia Zenobia" - che le fu attribuito dopo aver sposato Settimio Odenato. Gli scrittori in lingua araba si riferiscono a lei come "al-Zabba '" ( الزباء ).

Tuttavia non sentendosi mai suddita dell'Impero romano, preferì usare la forma aramaica "Bath-Zabbai" (בת זבי) per firmare il suo nome nei documenti ufficiali. Apparteneva ad una famiglia di discendenza aramaica-seleucide. Lei stessa affermò che la sua stirpe dalla linea seleucide e quindi ellenistica, discendeva da Cleopatra VII d'Egitto e, quindi, dai Tolomei.
Atanasio di Alessandria la denunciò come "una seguace ebrea di Paolo di Samosata"; il che spiegherebbe il suo particolare rapporto con i rabbini.

Più tardi fonti arabe fornirono indicazioni della sua origine araba, sostenendo che il suo nome originale fosse Zaynab. Al-Tabari, per esempio, scrive che apparteneva alla stessa tribù, proprio come il suo futuro marito, degli 'Amlaqi, che era una delle quattro tribù originarie, stanziate a Palmira. Secondo lui, il padre di Zenobia, 'Amr ibn al-Ẓarib, era lo sceicco dell'Amlaqi. Dopo una lotta contro dei membri del rivale Tanukh, fu ucciso e Zenobia divenne il nuovo capo della 'Amlaqis, conducendoli nel loro stile di vita nomade per i pascoli estivi e invernali.
Il nome romano di suo padre era "Julius Aurelius Zanobi", con il gentilicium "Aurelio", dimostrando che i suoi antenati paterni ricevettero la cittadinanza romana sotto Antonino Pio (al governo: 138-161) o Marco Aurelio (al governo: 161-180) o Commodo (al governo: 180- 192).
Zanobi è stato governatore di Palmira nel 229. In greco il nome di suo padre era Antioco, secondo le iscrizioni trovate a Palmira. Tuttavia, secondo la Historia Augusta (Aurel. 31.2), il suo nome era Achille e il suo usurpatore fu un tale chiamato Antioco (Zosimo. 1.60.2).
Zenobia affermò di discendere da Semiramide, da Didone, regina di Cartagine e dalla regina tolemaica Cleopatra VII d'Egitto.
Se non vi è alcuna prova concreta di questo, si sa per certo però che ella possedeva alcune conoscenza della lingua egizia, mostrò una predisposizione verso la cultura egiziana e, tutto questo, potrebbe esserle stato trasmesso da parte della madre, di probabili origini egiziane. Secondo la Storia augustea, una dichiarazione imperiale da lei emanata nel 269, rivolta ai cittadini di Alessandria d'Egitto, che era appena stata occupata dalle truppe palmirene, definisce la città come "la mia città ancestrale". Inoltre nelle "Storie di Alessandria" di Callinico, il sofista dedicò un ciclo di dieci libri alla città egizia e a una "Cleopatra", che non può che essere Zenobia. Callinico fu consigliere presso la corte di Zenobia a Palmira.

Fonti classiche e arabe descrivono Zenobia come bella e intelligente, con una carnagione scura, i denti bianchi perlati e luminosi occhi neri. Si diceva che fosse ancora più bella di Cleopatra, ma che differisse dalla regina egizia per la sua reputazione di estrema castità. Fonti descrivono anche che Zenobia si comportasse come un uomo, amando l'equitazione, la caccia e bevendo di tanto in tanto con i suoi ufficiali e specialmente col suo generale favorito, il capace Zabdas. Effettivamente il bassorilievo rinvenuto a Palmira e conservato nel Museo Nazionale di Damasco mostra una donna attraente e raffinata ed è uno dei rarissimi ritratti della sovrana.
Ben istruita, parlava fluente in greco, aramaico, ed egiziano, con una conoscenza del latino, che si suppone acquisì per aver ospitato salotti letterari e soprattutto perché ella amava circondarsi di filosofi e poeti, il più famoso dei quali è Cassio Longino, che divenne suo primo consigliere.

Conosceva la storia egiziana e di Alessandria tanto bene che scrisse un compendio.